Cultura

Storie di emigrazione: Jack il pizzaiolo mancato 

Jack P. aveva lasciato Marineo per l’America, non tanto per necessita’, perche’ lui era benestante, in paese non aveva alcun mestiere e campava con il reddito proveniente da alcune sue proprieta’. Ando’ in America a trovare uno zio ed esplorare la possibilita’ di rimanervi. Era l’inizio degli anni ’60, a quei tempi tanti marinesi lasciavano il paese, molti avevano acquisito esperienza edile durante i lavori di costruzione della diga dello Scanzano e l’America si sa’ offriva opportunita’ enormi per chi aveva ambizione e volonta’ di inserirsi nel tessuto industriale del nuovo mondo.

Jack valutava la possibilita’ di introdursi  al lavoro ma era anche consapevole che bisognava impegnarsi e, francamente, a lui mancava l’abitudine e la vocazione necessarie per farlo. L’evento determinante per convincerlo a rimanere fu quando dopo poco tempo, la mamma e le sorelle lo raggiunsero a Brooklyn. Ora Jack studiava su quale percorso avrebbe dovuto intraprendere la sua carriera. Il suo amico d’infanzia Settimo gli dava suggerimenti che lui spesso scartava perche’ non appropriati alla sua indole. Trovava diversi impieghi che nel giro di pochi giorni riteneva faticosi, specialmente la parte che richiedeva di svegliarsi presto la mattina. Finalmente un giorno visitava una delle pizzerie del vicinato dove notava l’intenso traffico per l’acquisto delle pizzette e fu in quell’occasione che un lampo di genio colpiva Jack: avrebbe imparato a fare la pizza e si sarebbe messo in commercio per conto proprio.

 Cosi’ in cucina, avendo dato  istruzioni di non intervenire alla mamma e le sorelle presenti,  Jack incomincio’ a fare pratica con l’impasto della farina sul tavolo, che per scarso senso  coordinativo finiva per imbiancare  parte del pavimento. Intanto, una volta aggiungeva acqua ed un’altra volta farina per amalgamare l’impasto che appariva o molto solido o molto liquido. Quando finalmente, dopo alcuni pugni bene assestati, ottenne una melma consistente pressocche’ ragionevole, la pasta venne coperta e messa a meritato riposo per la lievitazione. Jack per la soddisfazione si fumo’ quasi l’intero pacchetto di Marlboro mentre la mamma e le sorelle scuotevano le teste da destra a sinistra e da sinistra a destra.

 Durante la leva militare a Napoli, Jack ricordava di avere visto i pizzaioli partenopei mentre stendevano la pasta per la pizza e gli era rimasto impresso il lancio della sfoglia pastosa che, dopo alcune roteazioni in aria, atterrava nelle mani esperte del pizzaiolo, la scena oltre a dimostrare l’abilita’ del maestro, dava un effetto coreografico che i clienti approvavano in stato di ammirazione. Per stimolare il clima visivo durante la preparazione, concluse, questa procedura doveva essere assolutamente eseguita nel suo nuovo business.

 La pasta intanto era diventata quasi il doppio da quella che sembrava di essere all’inizio. Jack ne toglieva una manciata e la lavorava a forma di palla; per renderla sottile ebbe difficolta’ perche’ data la natura elastica della mistura ora stentava ad ottenere una sfoglia che arrivasse all’agognata misura . Alla fine si accontento’ di qualcosa che appariva ne quadrata, ne rotonda o ovale, ma piu’ vicina alla forma di un polmone con dissimili penzoloni laterali. Delicatamente Jack la sollevava dal tavolo e cercando di mantenerla intera la lanciava in aria, ma l’indirizzo per il ritorno era’ vago perche’ venendo giu’ finiva a cavallo di una sedia. Altri lanci che provo’ qul giorno vennero giu’ a coprirgli la testa o quelle delle donne che stavano a guardare. Alcune sfoglie che tento’ di afferrare fra le mani, rimanevano bucate dalle dita. Ma c’erano anche le sfoglie che non ritornavano; erano quelle che ostinatamente si appiccicavano al tetto della cucina ed erano tante da dare l’impressione di aver formato un grezzo cratere lunare. Jack in seguito provo’ altri simili esperimenti ma con risultati altrettanto deludenti.

 Il nostro pizzaiolo mancato eventualmente trovo’ lavoro nel reparto trasporti urbani della citta’ di New York dove vi rimase fino a quando raggiunse l’eta’ per ottenere la pensione.

di Ciro Guastella (U.S.A.)

 

 

 

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