Marineo, tra natura e cultura

25 04 2009

marineo2201Testo di
Nuccio Benanti*

Il paese è situato a ridosso della valle del fiume Eleuterio, a 550 metri sul livello del mare, e si estende su una superficie di 33 chilometri quadrati. Il centro abitato è sovrastato da una imponente rupe, la Rocca, detta anche Dente canino della Sicilia o Tomba di Polifemo. Dista dal capoluogo circa trenta chilometri.
Il castello, che rappresenta il maggiore monumento storico del luogo, fu costruito dei marchesi Beccadelli-Bologna, che gestivano direttamente l’attività economica delle loro proprietà. La lapide posta all’ingresso del piano nobile del maniero segna l’anno 1559 come data di edificazione. Dalla torre del castello marinese si gode una vista incantevole: verso ovest è possibile ammirare le incontaminate gole dello Stretto, scavate dalle acque dell’Eleuterio fra i massicci collinari della Montagnola e del pizzo Parrino, mentre a nord è possibile scorgere i segni degli antichi insediamenti edificati un tempo lungo il corso del fiume e oggi immersi in una verde distesa di giardini che si estendono sino al mare.
Il nome di Marineo richiama proprio quest’ultimo elemento. E’ probabile che rievochi il punto da dove i viaggiatori provenienti da Agrigento avvistavano il “nuovo mare”, ovvero il Tirreno. La strada che attraversa il centro abitato è, infatti, fra le più antiche della Sicilia e fu costruita dai romani nella seconda metà del III secolo a.C, durante la prima guerra punica.
Per quanto riguarda il settore turistico, il territorio ha grandi potenzialità. Marineo ha un’importante area archeologica in contrada Montagnola, identificata con l’antica città di Makella, dove periodicamente si effettuano campagne di scavi. Molti dei reperti rinvenuti sono conservati nel museo civico.
Tra questi, un prezioso cratere siceliota del IV secolo a.C; una scodella arcaica e un intero corredo tombale della stessa epoca, ed inoltre brocche e anfore greche, reperti del periodo romano, bacini arabo-normanni e lucerne invetriate medievali .
Nella Matrice, nel santuario della Madonna della Dajna e all’interno delle altre dieci chiese del paese sono custodite numerose altre opere d’arte. Fra queste, il mosaico di San Ciro in maiolica policroma del XVIII secolo, attribuito alla scuola Palermitana, una preziosa acquasantiera di marmo bianco del XIV secolo, e il quadro della Madonna della Tenerezza del XVII.
Oggi il Comune vive prevalentemente di terziario, artigianato e agricoltura. Importante anche la commercializzazione dei prodotti della campagna, soprattutto quella dell’olio e del vino. Dalla coltivazione dei vigneti con metodo biologico nascono anche vini prodotti, imbottigliati e commercializzati in Italia e all’estero da aziende locali. Particolarmente ricercati sono il pane di casa, la salsiccia di suino e i dolci tipici con crema di ricotta prodotti dalle pasticcerie locali. Le aziende agricole sono in gran parte a conduzione familiare. Inoltre, un numero considerevole di braccianti sono impiegati stagionalmente in lavori di rimboschimento e prevenzione di incendi nel bosco di Ficuzza, che continua ad essere fonte di reddito di primaria importanza.
Va ricordato, infatti, che un’intera area del bosco, quella del Cappelliere, dista pochi chilometri dal centro abitato. In un’oasi di circa diecimila metri quadrati di foresta, sorge la base scout della Massariotta, dove annualmente migliaia di giovani provenienti dall’Italia e dall’estero partecipano alle iniziative organizzate dall’Agesci. Dal centro scout partono interessanti sentieri per la scoperta del bosco. Numerose sono le masserie, di rilievo quelle di Acqua del’Pioppo e del Parco Vecchio con all’interno un affresco del XV secolo.
Altre potenziali fonti di sviluppo turistico sono le tradizioni popolari, in gran parte legate agli appuntamenti religiosi dell’anno.
Rito di passaggio tra l’inverno e la primavera è il 19 marzo la festa di San Giuseppe. Nell’allestimento della tradizionale Tavulata con gli alimenti votivi, il pane è il vero protagonista e sulla mensa arriva con le forme più svariate, che hanno preciso significato simbolico. La cerimonia, vede a Marineo la partecipazione dei devoti del Santo che recitano in costume il ruolo della Sacra Famiglia.
Le celebrazioni della Pasqua iniziano la Domenica delle Palme. Gesù in groppa ad un asino è accompagnato dai dodici apostoli in costume, dietro i bambini agitano ramoscelli d’ulivo addobbati con frutta e nastri colorati. Ma è la sera del giovedì, che a Marineo il dramma della Passione si esprime in un vibrante lamento che riempie tutta la notte. I canti della Passione, accompagnati per le vie del paese dal suono della Troccula, danno inizio al Venerdì Santo. Sono già altamente simbolici la croce di ceri votivi accesi sulla grandinata del Calvario e Lu Santu Sepulcru allestito all’interno della chiesa Madre. Un sepolcro costruito sopra una enorme scala illuminata e addobbata con un centinaio di lavureddi: piatti di frumento germogliato con nastrini e fiori di carta.
La penultima domenica di agosto si svolge la festa popolare, ricca di manifestazioni religiose e folcloristiche. In questo contesto, la Dimostranza, una rappresentazione della vita di San Ciro con oltre duecento attori in costumi d’epoca, e la Cunnutta, con i contadini che recano a cavallo doni votivi al santo Patrono, sono al primo posto sia per il loro contenuto culturale che per la moltitudine di persone coinvolte.
Tra le manifestazioni letterarie nazionali, il Premio di poesia “Città dì Marineo” è uno dei più conosciuti. Annualmente, nel mese di settembre, sono centinaia i poeti, gli artisti e le personalità di indiscusso prestigio internazionale che partecipano alla manifestazione per il conferimento dei premi.
Marineo, dal 1984, è gemellata con il comune francese di Sainte Sigoléne. Ogni anno un centinaio di alunni delle scuole elementari, gruppi di giovani ed intere famiglie partecipano agli scambi culturali con la cittadina francese. Scambi avvengono anche con le comunità di emigrati negli Stati Uniti, New York e Garfielnd (NJ) in primo luogo. Un particolare rapporto di amicizia e solidarietà internazionale si è inoltre instaurato con la comunità di Migoli, in Tanzania.
L’otto settembre, si svolge la festa della “Madunnuzza”: si tratta di una manifestazione campestre organizzata nell’oratorio dello “Scanzano”, immerso in un’oasi di verde a soli due chilometri dal paese. La tradizione vuole che i giovani trascorrano in quel luogo all’aperto la notte che precede la festa. All’alba le famiglie iniziano il pellegrinaggio per seguire le funzioni religiosa che si svolgeranno per tutta la giornata all’interno della chiesa. Nelle ore pomeridiane si svolgono i giochi all’aperto con “lu iocu di li pignati”.
A dicembre la festa dell’olio rappresenta un momento di rilevante importante nell’ambito delle iniziative organizzate dal Comune e dalla Prolo Loco. In occasione del Natale, sulla salita del convento, viene proposto il Presepe vivente con la presenza dei locali zampognari.

* tratto dall’opuscolo della Provincia di Palermo

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